DECRETO LAVORO DEL PRIMO MAGGIO: UN PASSO AVANTI PER LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E LA RAPPRESENTANZA

> VAI A TUTTE LE NEWS
29/04
2026

In occasione della Festa dei lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Decreto Lavoro, un provvedimento che interviene in maniera significativa sulle politiche occupazionali e che, per il sistema della rappresentanza, assume un valore particolarmente rilevante.

Il decreto si colloca infatti in una prospettiva che riconosce e rafforza il ruolo delle parti sociali, valorizzando un modello di relazioni industriali fondato sulla contrattazione collettiva e sulla responsabilità condivisa tra imprese e lavoratori.

In questo senso, il punto qualificante del provvedimento è rappresentato dalla definizione del cosiddetto “salario giusto”, che viene esplicitamente ancorato ai trattamenti economici previsti dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Una scelta che conferma la centralità della contrattazione quale strumento principale per garantire equilibrio, equità e sostenibilità nei diversi settori produttivi.

Il decreto chiarisce, inoltre, che il riferimento non è rappresentato dai soli minimi tabellari, ma dal Trattamento economico complessivo (TEC). Quest’ultimo comprende l’insieme delle voci che compongono la retribuzione – incluse indennità, superminimi e strumenti di welfare contrattuale – e costituisce il parametro effettivo per valutare la coerenza dei trattamenti riconosciuti ai lavoratori.

Per accedere agli incentivi pubblici, i datori di lavoro sono dunque chiamati ad applicare un trattamento economico in linea con il TEC definito dai contratti collettivi “leader”, tenendo conto del settore e della categoria produttiva di riferimento, nonché dell’attività esercitata, della dimensione e della natura giuridica dell’impresa.

Si tratta di un riconoscimento importante del lavoro svolto nel tempo dalla Confederazione  a tutela delle imprese e della qualità del lavoro, nonché della funzione di rappresentanza esercitata attraverso la definizione dei contratti collettivi di riferimento.

In stretta connessione con questo impianto, il decreto introduce misure concrete di contrasto al dumping contrattuale, stabilendo che le imprese che non applicano contratti collettivi qualificati o che adottano pratiche di sotto-retribuzione non possano accedere agli incentivi pubblici. Si rafforza così un principio fondamentale per il sistema associativo: il sostegno pubblico deve essere riservato alle imprese che operano nel rispetto delle regole, contribuendo a garantire una concorrenza leale e a contrastare fenomeni distorsivi del mercato.

GLI ALTRI INCENTIVI

Il provvedimento interviene inoltre con una serie di incentivi all’occupazione, con particolare attenzione a giovani e donne, confermando una linea di intervento orientata a sostenere la creazione di lavoro stabile e di qualità. Anche in questo ambito, il legame tra incentivi e corretta applicazione dei contratti collettivi rappresenta un elemento di coerenza e di rafforzamento del sistema.

Ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalle misure di contrasto alle nuove forme di sfruttamento, tra cui il cosiddetto caporalato digitale (rider e servizi on demand), che incidono su ambiti emergenti del mercato del lavoro e richiedono risposte adeguate in termini di regolazione e tutela.